Notizie

Castiadas, Andrea Atzori nuovo assessore al posto del dimissionario Marci


Oggi, 18:00
meteo O-NO
23°C 8Km/h
Domani, 00:00
meteo O
22°C 13Km/h
Domani, 06:00
meteo NO
23°C 13Km/h
Domani, 12:00
meteo N-NO
27°C 13Km/h
Domani, 18:00
meteo NO
22°C 18Km/h
meteo O-NO
23°C 8Km/h
meteo SO
24°C 7Km/h
meteo O-NO
23°C 8Km/h
meteo O-SO
27°C 13Km/h
meteo N-NO
24°C 13Km/h
meteo O-SO
27°C 13Km/h
meteo NO
28°C 14Km/h
meteo O-SO
27°C 13Km/h
meteo N-NO
24°C 12Km/h
meteo SO
24°C 7Km/h


Paese

Dati Generali
Il paese di Castiadas
Le prime tracce dell'odierno abitato risalgono al XIV, quando fu fondato il villaggio di Villanova Castiadas, abbandonato nel secolo successivo per via delle frequenti pestilenze e dei casi di malaria registrati in quei tempi. Nell'Ottocento, dopo oltre tre secoli di completo abbandono, la zona venne bonificata al fine di erigere una colonia agricola penale, chiusa in seguito negli anni cinquanta e da qualche anno riconvertita a museo. Nel secondo dopoguerra Castiadas, all'epoca appartenente al comune di Muravera, visse una fase di espansione su spinta dell'ETFAS (Ente di Trasformazione Fondiaria Agraria della Sardegna), che portò alla nascita delle borgate dell'Annunziata e di Olia Speciosa, oltre alla valorizzazione di quelle di Sabadi, Ortedusu e San Pietro. Nel 1986 infine divenne comune autonomo. L'economia del paese, per decenni basata su agricoltura e pastorizia, oggi si basa in buona parte anche sul turismo, grazie ai vari insediamenti presenti lungo la costa.
Il territorio di CastiadasAltitudine: 60 m
Superficie: 102,70 kmq
Popolazione: 1.310
Maschi: 687 - Femmine: 623
Numero di famiglie: 445
Densità di abitanti: 12,8 per Kmq
Sindaco:
Quintino Sollai
Farmacia: Loc. Olia Speciosa - tel. 070 994925
Guardia medica: Loc. Olia Speciosa - tel. 070 9949013
Polizia municipale: localita' Olia Speciosa - tel. 070 994501
Carabinieri: Via Centro - tel. 070 9947022

FotoGallery



Storia

CASTIADAS (Sardegna) vasta regione a mezzodì del Sarràbus sul mar tirreno. La sua lunghezza, compresovi il Camìsa, e quindi da Calapira a tutta la falda di ponente del monte Juru è di miglia 11, la larghezza compensata di 4.

Terminandosi a ponente sulle pendici della catena centrale e stendendosi lungo il lido una serie di colli di varie altezze vedrai una gran valle che la principal e più considerevol parte si è di tutta la regione. Le roccie sono generalmente granitiche, e però il terreno quasi dappertutto sabbioso.

Nelle pendici de’ monti di Settefratelli, Buddùi, Mela, Sabàdi sono foltissimi boschi ghiandiferi, alcuni annosi e generalmente poco offesi. Sopra l’altre specie dominano i lecci. Nella catena littorale dove sono il Juru, Figu, Brabajìli, Cannas troverai pochi alberi ghiandiferi, nè vedrai le loro coste ben rivestite da altre specie. Il piano è tutto ricoperto di lentischi, corbezzole, ecc.

Le acque sono scarse, e nella stagione estiva mancano nel piano. Il fiume principale dicesi Malòcu. Comincia a scorrere dalla parte australe della valle alla falda occidentale della piccola eminenza dove era l’antica popolazione di Castràdas, e dirigendosi verso tramontana alla Tuerra lunghesso le radici del Juru riceve le acque della rispettiva parte della catena centrale. Il primo confluente muove dall’arco Cirrònis; il secondo dicesi di sant’Angelo; il terzo è il rio di Buddùi che in via cresce per altre acque dello stesso monte e del prossimo di Settefratelli; tra i quali due rami sogliono usare gli uccellatori mureresi per la gran caccia de’ merli e tordi. Questo fiume congiungesi col Malòcu in Figunièdda; il quarto finalmente è il rio Pinnettas dalla valle così detta a greco-levante del monte di Settefratelli, e bagnate le falde meridionali di Monteporceddus, incontrasi in Peddànus col Malòcu.

Senza questi sono altri ruscelli, il Pirastro che sbocca nel porticciuolo così detto, il Cannisòne, che come l’altro move dalle montagnette del littorale; il Sinzias dalle vicine eminenze della catena centrale, il Macciòni; finalmente il Tuffòni che si versa in Calapìra, dove è una fonte che può somministrare acque buone ai naviganti.

Il clima è temperato; ma l’aria non in tutti i siti salubre.

Popolazioni. In tanta estensione viveano già alcune popolazioni; esse erano Castiàdas, onde tolse suo nome la regione, sopra una piccola eminenza a 30 minuti nel maestro-tramontana di Calapira, dove veggonsi varie vestigie delle abitazioni; in Sìnzias intorno alla rovinosa chiesa di s. Pietro, dove è tradizione fosse un monistero di benedittini; in s. Giusto così detta dal titolare della chiesa della quale appariscono ancora le fondamenta; e forse erano pure abitazioni presso l’antichissima chiesa di sant’Angelo a piè di monte Stàulu. Fino al 1780 i mureresi vi portavano il simulacro del titolare, e vi festeggiavano per tre giorni; quando cessarono da questa peregrinazione per evitare le violenze e le rapine dei pastori biddamannesi, che con lo schioppo, le pistole e lunghi coltellacci sostengono d’aver dritto di condurvi e pascolarvi il bestiame e di far altro ancora.

Coltivazioni. I foradesi (abitatori dei tre villaggi Muravèra, Sanvìto, Villapùtzu) vi lavorano in particolari distretti.

I sanvitesi in Genna-e-spina, e in Sìnzias, e una ed altra terra esausta coltivano le regioni di sant’Angelo e di Masòn-e-murtas. Così in uno, come in altro luogo, restano fintantochè siano state tagliate e bruciate tutte le macchie, giacchè i più sono narbonatori, che seminano i divelti. Le vidazzoni de’ mureresi contengonsi nelle regioni di s. Giusto, separandole da quelle di Sinzias il fiumicello Cannisòne. Essi non usano alternare la seminagione tra le due parti coltivabili, ma per più anni di seguito arano la stessa. I mureresi quando conoscono queste terre bisognose di riposo vanno, ma per non molti anni, in sulle terre di Feràsi e Piscinarrèi.

I villaputzesi possono seminare ne’ salti di Sabàdi e di Masòne-e-pardu a tramontana di sant’Angelo, e Masòne-e-murtas. Ma non vi dann’opera nè molti, nè tutti gli anni.

Essendo queste terre distanti dai rispettivi villaggi molte ore i foradesi ci vanno due sole volte e vi restano sino a compire le operazioni della seminagione e della messe, riposandosi entro capanne coperte a strame. Di queste trovasi una trentina e più in sito comodo per ambe le vidazzoni nei vari distretti. I grani o si trasportano in casa per un viaggio ad alcuni di circa 16 ore, o si mandan per mare a Cagliari. I porti per questa esportazione sono s. Giusto, Sìnzias e Feràji. Da’ medesimi si imbarca carbone, legname, i maggiori frutti ortensi, poponi, cocomeri e paglia, lasciatane entro le capanne quella quantità che sia sufficiente al nutrimento de’ buoi.

La produzione di questi terreni è considerevole specialmente ne’ narbòni, come diconsi le terre dissodate e impinguate con le ceneri delle recise macchie, non essendo raro, che si abbia più del 50. Ed è da avvertire che non sono mai tutte le cose fauste alla fecondità de’ medesimi; però che senza parlar dell’arte, che è mal conosciuta, siccome tutte le terre son aperte, così non mai maturan prima i grani, che vi scendano dai vicini monti in gran numero cinghiali, cervi, daini, e nelle messi più vicine al Buddùi anche i mufloni. Un tanto guasto tuttavia non è considerato verso quello che si patisce dalla voracità delle greggie de’ biddamannesi. Costoro lasciano che a loro volontà vaghino le pecore tra i colti, e talvolta osano tanto, veggenti i poveri contadini, cui è necessaria prudenza di ammutolire incontro ad anime feroci, cui accenderebbe e trasporterebbe ad eccessi anche un modesto lamento. È assai volte succeduto ai villaputzesi (ed ecco la ragione perchè pochi vengan in queste terre a lavorarle) di preparar i campi, e poi di non vi seminare per proibizione di que’ barbari, o di non poter proseguire nelle operazioni per essere stati privati de’ buoi da quei ladri. Così è aperta la necessità di reprimere l’audacia di costoro, e di contenerli nelle loro montagne annullando quel preteso dritto di promiscuità, che in verità è un grandissimo torto e cagione di gravissimi danni all’agricoltura ed alla popolazione. Il che se avvenga, come certamente auguro avvenire, i foradesi soliti coltivarvi saranno facilmente indotti a stabilirsi in questo deserto, e vedrannosi sorgere sei popolazioni dotate rispettivamente di tanto terreno da poter avere assai sopra alla propria sussistenza.

Bosco ceduo. Non è tenue il lucro che i sarrabesi ne traggono tagliando della legna, e facendo del carbone, che i navicelli cagliaritani portano ai depositi della capitale.

Pastura. I summentovati biddamannesi come in sul principiante ottobre sentono in loro clima abbassata la temperatura, tosto si affrettano a discendere su i piani di Castiàdas con pecore, capre, porci e vacche per restarvi insino alla metà della primavera, e i caprari più lungamente ancora. I pascoli vi sono abbondantissimi, e anche ne’ più freddi giorni e nelle nevate nullo o pochissimo disagio patisce il bestiame.

Api. Questi pastori siccome hanno molta cura delle api, così e ritraggono non tenue vantaggio dalla cera, e hanno per nutrimento molta copia di favi. Ne’ tempi addietro quando partivano ai pascoli estivali nascondevan le arnie nel bosco folto tra i rami più densi; ma poi perchè i sarrabesi in vendetta delle patite soperchierie le bruciavano o se li portavan via, però le vollero tutte riunire in due diversi siti, e sono gli orti, uno di Genna-e-spina tra Castiàdas e Sinzias, altro di Pràiris a ponente di s. Angelo coi rispettivi custodi.

I foradesi vi conducono il bestiame dopo che sian partiti i biddamannesi, e si affrettano di uscirne quando ne sia imminente il ritorno. Quei felli non se la passono tutti senza offesa, e quei che il loro destino conduce nelle insidie non più ritornano a scaldarsi nel proprio focolare, e vantarvi le scelleraggini alla moglie e ai piccoli figli.

Caccia. In Castiàdas e nel Camìsa è gran copia di selvaggiume delle specie comuni in Sardegna compresivi i mufloni. Ma la caccia principale è quella dei tordi e merli alle pendici dell’arco di Buddoni dove nei mesi invernali essi vengono a pascervi in sciami immensi (vedi Cagliari provincia nel titolo Caccia de’ tordi).

Stagno salifero. All’austro di Monteferru è il cratere di Piscinarrèi, dove nella estate si cristallizza non piccola quantità di sale. Però a fornirsene per li bisogni domestici e per salamenti vi concorrono contadini e pastori; e invano si patisce dispendio per fare calpestar lo stagno, chè dopo questa operazione così come prima ne trova più di sue brame chiunque ne vuole.

Strade. Pel Camìsa sono stese le due strade del Sarràbus al Campidano, una al mezzodì del monte dei Settefratelli per l’arco che dicono di Buddùi, altra a tramontana del medesimo. La prima è più aspra e lunga, e non perciò è la sola frequentata da chi non si è curato di ristorare alcun tratto dell’altra, a che in addietro attendevano gli eremiti dell’ospizio di Sette-fratelli. Pel Camìsa e Castiàdas è la carreggiata a Carbonàra per la foce o gola di Genna-salto.

Norachi. Non si può ancora determinare lor numero.

Questa regione è nel marchesato di Chirra proprio di un signore straniero.

Tradizioni

Feste e Tradizioni
Feste e Sagre a Castiadas
25 Giugno : San Giovanni Battista
15 Agosto: Festa dell'Assunta Vergine
Luglio/Agosto: "Mostra dell'Artigianato e dell'Agroalimentare"